Legislazione a tutela delle Donne

Legge n. 860 del 26 agosto 1950, N. 860 “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri” e successiva L. n. 1204/1971
Viene introdotta la tutela della lavoratrice madre mediante il divieto di licenziamento durante il periodo di gestazione e nel periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, viene prevista altresì la corresponsione di un’indennità di maternità per tutto il periodo di sospensione dal lavoro.

Legge n. 7 del 9 gennaio 1963 “Divieto di licenziamento delle lavoratrici per causa di matrimonio”
Viene sancita la nullità dei licenziamenti intimati a causa di matrimonio, se attuati nel periodo intercorrente dalla richiesta di pubblicazione matrimoniale sino ad un anno dopo la celebrazione delle nozze, tranne nei casi in cui il licenziamento non avvenga per giusta causa, per cessazione dell’attività dell’azienda, per scadenza del termine del contratto a tempo determinato o durante il periodo di prova. Vengono inoltre considerate nulle le dimissioni presentate dalla lavoratrice, nel periodo intercorrente dal giorno della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio ad un anno dopo la celebrazione stessa, salvo che le dimissioni siano confermate dalla lavoratrice entro un mese alla DPL.

Legge n. 66 del 15 febbraio 1996 “Norme contro la violenza sessuale”
Qualificazione della violenza sessuale come reato contro la libertà personale ai fini di tutelare non solo l’integrità fisica ma anche quella psichica (con l’unica definizione di “atti sessuali” viene meno la precedente differenziazione tra violenza carnale e atti di libidine). Contestualmente vengono inasprite le sanzioni previste.

Legge n. 405 del 29 luglio 1975: “Istituzione dei consultori familiari”
Viene introdotta la figura del consultorio con la funzione di prevenire e intervenire sui problemi di coppia e della famiglia da un punto di vista psicologico, medico e sociale.

Il consultorio ha anche il compito fondamentale di informare riguardo la regolazione delle nascite e la contraccezione.

Legge n. 194 del 22 maggio 1978 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”
Troppo spesso erroneamente qualificata “legge sull’aborto”, introduce la tutela sociale della maternità e disciplina l’interruzione volontaria della gravidanza (ponendo fine alle numerose pratiche illegali), affermando che lo Stato garantisce il diritto alla procreazione responsabile e cosciente, tutela la vita umana dal suo inizio e non considera l’interruzione volontaria di gravidanza un mezzo per il controllo delle nascite.

Legge n. 442 del 5 agosto 1981 “Abrogazione della rilevanza penale della causa d’onore”
Viene abrogato l’art. 587 del codice penale a norma del quale era prevista una riduzione della pena per chi uccidesse il/la coniuge, la figlia o la sorella al fine di difendere “l’onor suo o della famiglia” e contemporaneamente, abrogata la rilevanza penale della causa d’onore, viene meno anche l’istituto del “matrimonio riparatore”, il quale prevedeva l’estinzione del reato di violenza carnale qualora lo stupratore di una minorenne accondiscendesse a sposarla preservando l’onore della famiglia.

Legge n. 154 del 4 aprile 2001 “Misure contro la violenza nelle relazioni familiari”
Finalizzata ad reprimere le violenze domestiche, consente di denunciare una violenza fino a tre mesi dal suo accadimento. E’ sufficiente presentarsi presso la Questura o presso la sede dei Carabinieri o della Polizia più vicini, preferibilmente muniti del certificato medico che attesta l’avvenuta violenza.

La legge non tutela solo i rapporti di coniugio e familiari, ma anche i legami di mera convivenza, con particolare attenzione non solo all’integrità fisica ma anche psichica.

Vengono introdotti gli ordini di protezione in base ai quali il giudice può disporre l’allontanamento dell’autore della condotta pregiudizievole.

ART. 570 CODICE PENALE “Violazione degli obblighi di assistenza familiare”
Questa norma punisce “chiunque, abbandonando il domicilio domestico o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge. Le dette pene si applicano congiuntamente a chi: 1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge; 2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa”. Detto articolo prevede dunque due diverse e autonome fattispecie, la prima riconducibile alla violazione degli obblighi di assistenza morale, mentre la seconda all’omessa prestazione dei mezzi di sussistenza.

ART. 572 CODICE PENALE  “Maltrattamenti in famiglia o verso i fanciulli”
Questa norma punisce “chiunque maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte”. Il reato si configura quando vi sia una sistematica persecuzione suggerita da odio, malanimo, disprezzo, crudeltà fine a se stessa, riconducibile alla determinazione dell’agente di arrecare sofferenze fisiche e morali (Cass. pen. 173385/86).

Patrocinio a spese dello stato, d.p.r. n. 115 del 30 Maggio 2002
Consiste nella tutela legale gratuita (in sede civile, penale, amministrativa, contabile, tributaria e negli affari di volontaria giurisdizione) riconosciuta a chi si trova in situazioni di indigenza economica (“Può essere ammesso al gratuito patrocinio chi è titolare di un reddito annuo imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, non superiore ad Euro 10.628,16, risultante dall’ultima dichiarazione (importo aggiornato con decreto 20 gennaio 2009)”).

Qualora il richiedente conviva con il coniuge e/o altri familiari, nella determinazione del limite di reddito si considerano anche quelli conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente del nucleo familiare, compreso l’istante. Solo nel caso in cui oggetto di causa siano i diritti della personalità o interessi dell’istante siano in conflitto con quelli degli altri componenti del nucleo familiare con lui conviventi, si terrà conto esclusivamente del suo reddito personale.

Art. 612 bis CODICE PENALE “Stalking o atti persecutori”, Decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11 “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”
Il termine inglese stalking nel linguaggio venatorio indica il “fare la posta”, mentre nelle relazioni sociali è individuabile in una serie di comportamenti intrusivi di controllo e di ricerca di contatto non graditi nei confronti di una determinata vittima.

La fattispecie normativa prevede che “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque reiteratamente, con qualunque mezzo, minaccia o molesta taluno in modo tale da infliggergli un grave disagio psichico ovvero da determinare un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a quattro anni”. Il reato consta pertanto in una serie di comportamenti ripetuti nel tempo in conseguenza dei quali la vittima sviluppa uno stato di perdurante ansia o paura per la propria incolumità o per quella dei propri cari, a tal punto da alterare le proprie abitudini di vita.

Sono previste pene maggiori nel caso in cui il reato sia commesso da “coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa”, nonché nei casi in cui il fatto sia commesso “a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata”. Il delitto è punibile a querela della persona offesa ed il termine per proporla è di mesi sei.